Agnoli Mario

Bologna, 22 settembre 1898

Dopo la Prima guerra mondiale, dalla quale torna invalido e decorato al valor militare, aderisce al Fascio nel 1920. Ricoprire ruoli dirigenziali all’interno del partito solamente dopo il 1935, fino a diventare commissario prefettizio dal settembre 1943 al febbraio 1944, quando viene nominato Podest  di Bologna fino alla Liberazione.


Alvisi Augusto

Castel San Pietro, 12 settembre 1893

Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale, dalla quale torna invalido e con il grado di capitano di complemento di artiglieria, si iscrive al Fascio nel 1920. Partecipa a numerose spedizioni squadriste, in particolare durante la dirigenza Baroncini, a Bologna e nei territori limitrofi in particolare a Modena e Rimini. Dopo il 1926 diventa seniore della milizia e partecipa alla guerra in Africa negli anni Trenta.


Arpinati Leandro

Civitella di Romagna, 29 febbraio 1892

Di professione ferroviere, aderisce all’anarchismo fin da giovanissimo. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale approda all’interventismo e si avvicina a Mussolini. Gi  nel 1919 aderisce ai Fasci di combattimento di Bologna e ne diviene segretario l’anno successivo, rinnovando completamente l’orientamento politico della sezione e la composizione degli aderenti.   tra i principali organizzatori delle spedizioni squadriste e protagonista dell’assalto a Palazzo d’Accursio. In breve tempo, nonostante lotte intestine all’interno del fascio bolognese – in particolare con Baroncini, Baccolini e Grandi – riesce ad emergere come uno dei massimi esponenti del fascismo a livello nazionale. Deputato in due legislature (XXVI e XXVIII legislatura), sottosegretario agli interni dal 1929 al 1933, podest  di Bologna dal 1926 al 1929, ricopre cariche di altissimo livello anche all’interno del Partito Nazionale Fascista. Membro del Gran Consiglio (quasi ininterrottamente dal 1924 al 1933) e vicesegretario generale del Pnf (1926-1929). Oltre a ruoli politico istituzionali ricopre anche la carica di presidente della FIGC dal 1926 al 1933, nel 1926 diventa vicepresidente della FISA – Federazione Italiana Sport Atletici, (poi FIDAL-Federazione Italia di Atletica Leggera) e dal 1927 al 1929 ne diventa presidente. L’anno successivo diventa presidente della Federazione Italiana Nuoto e dal 1931 al 1933 ricopre la carica di presidente del CONI. Cade politicamente dopo un duro scontro con Achille Starace; nel 1933 perde tutte le sue cariche e dal 1934 al 1940   rinchiuso al confino. Ritiratosi politicamente non aderir  alla Rsi e il 22 aprile 1945 viene prelevato e fucilato da un gruppo di partigiani a Malacappa, nei pressi di Bologna.


Baccolini Umberto

Tenente dei carabinieri, si iscrisse al Fascio bolognese a seguito della morte del fratello Augusto ucciso a Modena durante degli scontri al termine dei funerali di Mario Ruini. Fedelissimo di Baroncini e in aperto contrasto con Arpinati, diventa in breve tempo Segretario politico del Fascio e membro della Federazione Provinciale Fascista e di quella Sindacale. Poi viene nominato Console della Milizia.


Ballarini Carlo

Budrio, 1873

Membro dell’ala conservatrice del Partito Popolare, consigliere comunale a Castel d’Argile, assessore e Sindaco facente funzioni. Organizzatore di circoli cattolici e promotore della Societ  Ginnastica a Castel d’Argile. Diventa consigliere comunale a Bologna e assessore supplente con deleghe a edilizia e arte. Nel 1913 viene eletto consigliere provinciale nel mandamento di Loiano. Consigliere d’amministrazione della Cassa di Risparmio, del Credito Romagnolo, dell’Istituto Ciechi e dell’Istituto Buon Pastore. Eletto deputato della XXII legislatura nel collegio di Budrio. All’inizio degli anni Venti   editorialista per il giornale cattolico “l’Avvenire d’Italia”, nel quale si distingue per il violento antisocialismo.


Baroncini Gino

Imola, 29 febbraio 1893

Dipendente dell’Agraria bolognese, non partecipa alla Prima guerra mondiale per una deformazione alle gambe. Aderisce ai Fasci di Combattimento nel 1920 e diventa velocemente uno degli esponenti pi  importanti dello squadrismo agrario intransigente. Diventa segretario federale di Bolgon dal 1921 al 1923 e membro del Comitato centrale dei fasci e del Pnf dal 1921 al 1923. Tocca l’apice con la nomina ad alto commissario politico per l’Emilia-Romagna nel 1923 e l’assunzione della direzione de “L’Assalto” dal 1922 al 1924. Il duro scontro che lo vede opporsi ad Arpinati e Dino Grandi vede la sua estromissione da tutte le cariche nel partito. Solo tra il 1940 e il 1943 avrebbe ricoperto il ruolo di segretario del Sindacato nazionale fascisti assicurazioni.


Becocci Mario Carlo

Milano, 22 aprile 1895

Prende parte alla Prima guerra mondiale nel 35esimo Fanteria, riporta due ferite. Torna dopo la guerra e fa il ferroviere; squadrista, muore il 4 novembre 1922.


Bencivenni Teodoro

Anzola Emilia, 5 novembre 1897

Tra i primi iscritti al fascio di Anzola nell’Emilia, squadrista, muore dopo uno scontro a Lavino di Mezzo.


Bentini Genuzio

Forlì, 27 giugno 1874

In un primo momento vicino agli ambienti anarchici, a 19 anni collabora alla rivista imolese “La Propaganda”, di tendenza anarchica. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna dopo aver scontato un periodo di reclusione per attività politica, diventa avvocato penalista. A Bologna si avvicina al socialismo e diventa in breve tempo collaborare del settimanale bolognese socialista “La Squilla”. Viene eletto deputato nel 1904 nel collegio di Castel Maggiore e poi nel 1914 è consigliere nella prima lista socialista di maggioranza del Comune di Bologna. Contrario alla guerra mondiale, difende, davanti alla corte d’appello di Roma, Costantino Lazzari e Nicola Bombacci anche loro contrari alla guerra. Nelle elezioni del 1919 ottiene numerosissime preferenze ed è tra i sette deputati eletti sugli otto del collegio bolognese. Con l’esplosione dello squadrismo fascista, viene percosso insieme al ferrarese Adelmo Niccolai fuori dal tribunale di Bologna. Nel 1921 viene nuovamente eletto deputato nelle liste del Psi. Con l’instaurazione del regime si ritira dalla vita politica e si dedica alla professione di avvocato penalista. Muore a Lodi nell’agosto 1943. Nonostante il clima complicato, il funerale ha una notevole imponenza di significato politico antifascista.


Berardi Giovanni Battista

Lugo, 17 aprile 1895

Aderisce al fascio già nel 1920; fedelissimo di Arpinati, partecipa alla Marcia su Roma e ricopre l’incarico di presidente del Consiglio di disciplina del Fascio di Bologna. Viene eletto consigliere comunale nella lista di Puppini nel 1923. Nominato a capo dell’ufficio personale – con il compito di epurare gli elementi non fascisti – nel momento in cui Arpinati diventa Podestà di Bologna. Diventa vice-Podestà quando Antonio Carranti sostituisce Arpinati e a seguito della morte del primo viene nominato Commissario Prefettizio e Podestà di Bologna dal 1930 al 1933.


Bergamo Guido

Montebelluna (Treviso), 26 dicembre 1893

Montebelluna (Treviso), 26 dicembre 1893. Raggiunto a Bologna il fratello Mario, studente di giurisprudenza, fa parte del gruppo degli interventisti democratici. Insieme al fratello e Dante Calabri, Ulisse Lucchesi, Pietro Martinelli, Gino Bondanini, Arconovaldo Bonacorsi e altri fonda il Fascio d’azione rivoluzionaria di Bologna e collabora nella redazione de “La Riscossa” con Maria Rygier, Ulisse Lucchesi e Torquato Nanni. Dopo la guerra, nella quale si arruola volontario negli alpini ottenendo cinque medaglie d’argento, croci al valore e una promozione a capitano per meriti di guerra, fonda il 9 aprile 1919 – insieme al fratello Mario a Pietro Nenni, Dino Zanetti, Adelmo Pedrini e altri – il Fascio di combattimento di Bologna. Eletto deputato nelle fila repubblicane dopo aver abbandonato il Fascio, in opposizione alla linea mussoliniana, e rieletto nel 1924, partecipò alla secessione dell’Aventino, divenendo un importante personalità dell’antifascismo italiano. Bastonato ripetutamente dai fascisti, che gli bruciarono la clinica, fu costretto all’esilio in Egitto dal quale tornò per intercessione di Balbo, suo compagno di trincea.


Bergamo Mario

Montebelluna (Treviso), 8 febbraio 1893

Avvocato di idee repubblicane come il fratello Guido. Segue le evoluzioni politiche del fratello ed è con lui fondatore del Fascio di Combattimento bolognese. Eletto nella commissione stampa ne diventa dirigente quando il fratello Guido lascia Bologna nell’autunno 1919 per trasferirsi a Treviso. Nonostante contrario all’apertura a destra, si allinea in un primo momento alla strategia di Mussolini, presentando poi le proprie dimissioni, insieme a tutto il gruppo repubblicano nel marzo 1920. Inizia ad impegnarsi nel campo antifascista, assumendo la difesa dei contadini che chiedevano l’applicazione del trattato Paglia-Calda. Viene bastonato nel 1922 da una squadra di fascisti guidata da Augusto Regazzi di Molinella. È tra gli ideatori di una sezione bolognese de l’Italia libera.


Biagi Bruno

Lizzano in Belvedere (Bologna), 27 ottobre 1889

Fondatore della sezione bolognese dei Combattenti di Bologna nel 1919. Prende parte alla marcia su Roma nel 1922. Viene eletto consigliere comunale nella lista combattenti nel 1920 a Bologna, come consigliere di minoranza ed è ferito in occasione della sparatoria nella sala di consiglio che portò alla morte di Giulio Giordani. Dal 1924 al 1943 è deputato e dal 1939 rappresenta la Camera dei Fasci e delle corporazioni. È poi sottosegretario al Ministero delle Corporazioni. Nel 1922 assume anche la guida dell’Ente autonomo dei consumi di Bologna e diventa presidente della Federazione Nazionale delle Cooperative di Consumo nel 1924.


Bonacorsi Arconovaldo

Bologna, 21 agosto 1898

Nel 1913 risulta iscritto al Circolo del Partito Repubblicano Italiano, mentre due anni dopo è tra i fondatori e primi membri del Fascio di Azione Rivoluzionaria di Bologna. Volontario nella Prima guerra mondiale si arruola nel 2 Reggimento Alpini nel 1917, nel Battaglione Valle Stura. Tornato dalla guerra aderisce subito ai Fasci di Combattimento nel 1919 ed è tra i membri del Direttivo del Fascio bolognese rifondato nel 1920 ad opera di Arpinati. Proprio con Arpinati uccide a Lodi un socialista nel 1919, mentre faceva da guardia del corpo a Mussolini e per questo sconta un periodo di carcerazione. In questo periodo si distingue per il numero e la violenza delle azioni squadriste nella Pianura Padana e in Romagna, diventando anche Capo Manipolo e Vessillifero della squadra d’azione “Me ne frego”. Per un breve periodo (1921) ricopre il ruolo di Segretario del Fascio bolognese di Combattimento. Nel 1922 partecipa all’occupazione di Ravenna e di Ancona e con le squadre di Balbo sarà a Parma. Prende parte alla Marcia su Roma lasciandosi andare a numerose violenze in particolare nei quartieri operai. Bonacorsi organizza poi una “seconda” Marcia su Roma, composta da un centinaio di squadristi bolognesi, a seguito del ritrovamento del cadavere di Matteotti. Violento anche nella vita privata, fa devastare gli studi di avvocati antifascisti e suoi concorrenti nella professione forense. Caduto in disgrazia politica per la sua vicinanza con Arpinati, viene imprigionato nel 1932 ed espulso dal Pnf. È poi riammesso accettando di lasciare Bologna e nel 1936 va volontario in Spagna sotto falso nome (Conte Rossi) prendendo il controllo delle Baleari e diventando l’anno successivo Ispettore Generale del Comando Truppe Volontarie in Andalusia. Nel 1938 diventa invece Console Generale della MVSN e vice comandante superiore della MVSN e con questi titoli viene mandato in Africa, ad Addis Abeba. Durante il secondo conflitto mondiale opera in Africa e viene fatto prigioniero dagli inglesi.


Bonetti Argentina, in Altobelli

Imola, 2 luglio 1886

Socialista dell’ala riformista, è segretaria nazionale della Federterra dal 1905 al 1926, quando il fascismo scioglie i sindacati. Dal 1922 al 1926 segue l’ala riformista nella creazione del PSUI.


Calabri Dante

Modigliana, 18 dicembre 1883

Repubblicano, tra i fondatori del Fascio d’azione rivoluzionario nel 1914. Volontario nella Prima guerra mondiale, nel dopoguerra diventa un dirigente del Partito Repubblicano. Il 9 aprile 1919 è tra i fondatori del Fascio di combattimento bolognese ma non ne assume nessun incarico e ne esce nel 1920 quando il gruppo repubblicano decide di opporsi alla linea arpinatiana.


Calda Alberto

Piacenza, 6 ottobre 1878

Avvocato e professore universitario abbraccia da giovane le idee socialiste e nel 1909 viene eletto nelle liste socialiste alle elezioni politiche nel collegio di Bologna II. Nel 1910 entra nel consiglio provinciale, nel 1913 è riconfermato deputato e nel 1914 viene eletto consigliere comunale di maggioranza e consigliere provinciale a Bologna. La carriera politica viene interrotta bruscamente per una diatriba legale con “Il Resto del Carlino” e nel luglio 1920 intraprende la vertenza con gli agrari come legale della Federterra. Da lui nasce il cosiddetto accordo “Paglia-Calda”. Inizia a difendere i contadini nei casi di rivendicazione di applicazione dell’accordo e per questa sua attività viene bastonato dai fascisti a Bazzano il 23 settembre 1921.


Caliceti Vittorio

San Giorgio di Piano, 10 luglio 1893

Capitano di fanteria nella Prima guerra mondiale, si arruola nei reparti degli Arditi. Finita la guerra segue D’Annunzio a Fiume e diventa membro della legione di Zara. Nel 1920 si iscrive al Fascio di Combattimento di Bologna e partecipa alla Marcia su Roma nel gruppo di Umberto Baccolini. Riemerge nella politica fascista cittadina solo con l’allontanamento di Arpinati e diventa segretario federale nel 1940.


Cavedoni Celestino

Mestre (Venezia), 1890

Capitano di marina, nella quale si era arruolato in giovane età prendendo parte ai soccorsi dei terremotati di Messina: Nel 1910 è spedito nel mar del Giappone durante i combattimenti nippo-cinesi e l’anno seguente viene mobilitato in occasione della guerra italo-turca. Volontario nella Prima guerra mondiale prende parte alle operazioni in Albania, mentre nel 1917 è coinvolto nella linea difensiva sul Piave. Aderisce poi ai Fasci di combattimento nel 1919 e fonda il fascio di Spilimbergo (Pordenone). Segretario del fascio di Santa Viola a Bologna, promuove anche la nascita del Fascio di Calderara di Reno e diventa uno dei capi delle squadre d’assalto bolognesi. Guida l’assedio a Calderara di Reno nel maggio del 1922 e muore per uno scoppio di una bomba a mano durante l’attacco alla Cooperativa di Malcantone, nel quartiere Barca, tra il 25 e il 26 maggio 1922. La sua morte sarà l’occasione per Arpinati e i fascisti di costituire un comitato segreto e scatenare la violenza politica. Il Prefetto Mori, che sostenne la tesi di un incidente e non l’uccisione per mano socialista come invece dichiarato dai fascisti, divenne da quel momento uno dei principali bersagli delle squadre di Arpinati.


Cesari Ernesto

Calderara di Reno, 24 dicembre 1894

Mitragliere, ferito sul Carso. Iscritto al Fascio di Combattimento di Trebbo, squadrista. Partecipa nel 1921 all’azione su Ravenna. Muore dopo uno scontro a fuoco con dei socialisti nel dicembre 1921.


Cocchi Armando

Budrio, 25 maggio 1890

Tornato ferito dalla Grande guerra diventa segretario della Lega proletaria fra mutilati ed invalidi di guerra e per un breve periodo anche segretario dell’Unione Socialista Bolognese. È uno dei massimi esponenti dell’ala massimalista del socialismo bolognese e nelle elezioni amministrative del 1919 viene eletto sia in consiglio comunale a Bologna che nel consiglio provinciale. A lui i socialisti affidano il compito di organizzare squadre di difesa armate contro i fascisti. Recatosi a Imola arruola 96 elementi che facevano parte della frazione comunista e chiama il gruppo “guardie rosse”. Presente sia in occasione dell’assalto alla Camera del Lavoro del novembre 1920 – a seguito del quale fu arrestato insieme alle guardie rosse – sia durante gli scontri di Palazzo d’Accursio – quando insieme a Vittorio Martelli e Corrado Pini coordina le guardie rosse asserragliate all’interno del cortile del palazzo – per i quali è condannato all’ergastolo in contumacia per la morte di Giulio Giordani nel 1923. Già espatriato nel 1921 non rientra più in Italia. Si reca infatti in Unione Sovietica diventando nel 1943 istruttore politico nei campi di prigionia dei militari italiani dell’ARMIR e dello CSIR e muore improvvisamente nel 1946 mentre sta per rientrare in Italia.


Colliva Cesare

Castel Bolognese (Ravenna), 11 aprile 1888

Dopo aver iniziato la carriera forense si arruola volontario per la Prima guerra mondiale, diventando capitano di fanteria e ottenendo la medaglia d’argento al valor militare. Candidato ed eletto alle elezioni comunali per la lista “Pace, libertà, lavoro” nel 1920. Ferito in occasione dell’uccisione di Giulio Giordani durante l’assalto a Palazzo d’Accursio, si iscrive al Fascio di combattimento di Bologna. Inizia quindi una carriera che lo vede membro del Consiglio amministrativo della Congregazione di Carità di Bologna nel 1923. Presidente del Monte di Pietà di Bologna nel 1933. Nel partito diventa segretario federale bolognese dal 1934 al 1936 e tra il 1935 e il 1936 dirige “L’Assalto”. Dal giugno 1936 al settembre 1939, invece è Podestà di Bologna.


Comastri Pietro

Marzabotto, 4 maggio 1890

Anarchico, segretario della Vecchia CdL nel marzo 1920 e dirigente regionale dell’USI. Nel 1920 fu eletto membro della commissione di corrispondenza dell’Unione Anarchica Italiana e l’anno seguente si rifugia nella Repubblica di San Marino temendo di essere arrestato a seguito dell’uccisione di una guardia regia. Una volta tornato a Bologna, subisce una bastonatura ad opera dei fascisti a Casalecchio di Reno il 15 giugno 1921 e un’altra l’8 settembre 1922 in via Indipendenza a Bologna. Sconta poi un periodo di reclusione al confino e con la Liberazione diventa sindaco di Nettuno, in quota comunista, su nomina di Cln e Amg.


Fabbri Luigi

Fabriano (Ancona), 23 dicembre 1877

Importantissimo dirigente del movimento anarchico, dopo aver scontato un periodo di espatrio per aver partecipato alla settimana rossa, si trasferisce a Corticella e insegna durante gli anni della Grande guerra. Scrisse numerosi articoli contro la guerra, venendo anche arrestato e proposto per l’internamento. Nel dopoguerra diventa uno dei principali collaboratori di “Umanità nova” e pubblica i due volumi Dittatura e rivoluzione, dove preconizza l’involuzione totalitaria della Rivoluzione russa, e La controrivoluzione preventiva, un saggio di condanna del fascismo. Per la sua attività anarchica è più volte aggredito dai fascisti che lo obbligano ad andarsene da Corticella. Nel 1926 viene licenziato essendosi rifiutato di giurare al regime fascista. Espatria clandestinamente in Svizzera da dove si reca prima in Francia, poi in Belgio, Argentina e Uruguay dove il fascismo riesce a farlo cacciare dalla Scuola italiana di Montevideo, città in cui muore nel 1935.


Federzoni Luigi

Bologna, 27 settembre 1878

Nazionalista, interventista nel 1914 parte volontario come tenente di artiglieria. Rieletto deputato nel 1919 in quota liberale  e nel 1921 nella lista nazionalista, è Vicepresidente della Camera dal marzo all’ottobre 1922. In occasione della Marcia su Roma fa da mediatore tra Mussolini e Vittorio Emanuele III. Nel 1923 entra poi nel gruppo fascista e assume vari incarichi istituzionali tra cui Ministro delle Colonie dal 1922 al 1924 e al 1926 al 1928, Ministro degli Interni dal 1924 al 1926, e Presidente del Senato dal 1929 al 1939. è poi tra i firmatari dell’Ordine del Giorno Grandi del 1943.


Fernè Enzo

Alfonsine (Ravenna), 18 dicembre 1890

Partecipa alla Prima guerra mondiale come maggiore dell’esercito nel Genio Militare ed è decorato con la croce di guerra. Industriale già prima dello scoppio del conflitto, aderisce subito al Fascio di Combattimento di Bologna come squadrista e poi membro del Direttorio, partecipando alla Marcia su Roma. Diventa in un secondo momento un dirigente importante del Sindacato fascista degli industriali meccanici e metallurgici, consigliere delegato e direttore tecnico della società Bonariva, amministratore unico della Società immobiliare e presidente dell’azienda comunale del gas e presidente della Società bolognese di scherma. Dal 1939 al 1943 ricopre il ruolo di Podestà di Bologna.


Ghinelli Mario

Rimini, 15 dicembre 1903

Cameriere al ristorante della stazione ferroviaria di Bologna. Si iscrive ai Fasci di Combattimento già nel 1919, di cui diventa tesoriere e responsabile dei gruppi rionali bolognesi come ispettore generale. Fedelissimo di Arpinati, diventa direttore del “Resto del Carlino” per un breve periodo tra il 1928 e il 1930. È segretario federale del fascio bolognese dal 1931 al 1933 quando, con la caduta di Arpinati, è costretto alle dimissioni da Starace. Assieme alla carica di segretario federale, si dimette da una serie di ruoli accumulati nel corso degli anni che sono: segretario del Fascio cittadini, presidente delegato della Casa del Fascio, vicepresidente di “Bologna Sportiva”, comandante provinciale dei Fasci giovanili di combattimento, consigliere di amministrazione dell’Istituto Autonomo Case Popolari, consigliere della mutualità scolastica provinciale, azionista di maggioranza della “Società per esposizioni e concorsi al Littoriale”, presidente del consiglio di amministrazione della Poligrafici Riuniti. Espulso dal Pnf nel 1934 si arruola volontario in Spagna con Francisco Franco e viene riammesso nel partito nel 1939. Non aderisce alla Rsi.


Giordani Giulio

Bologna, 31 marzo 1878

Aderente in un primo momento all’area democratico radicale, è favorevole all’intervento dell’Italia e assistette al comizio di Cesare Battisti a Bologna. Richiamato come Sottotenente del 6° reggimento bersaglieri e poi promosso tenente, viene ferito sul fronte isontino, durante un’azione per la quale riceve la medaglia d’argento ma perde una gamba. Tornato a Bologna è promotore del Comitato d’Azione dei Mutilati di guerra. Alle elezioni politiche del 1919 si candida nelle liste dei Combattenti non risultando eletto, mentre l’anno successivo fu eletto consigliere comunale di minoranza nella lista “Pace, libertà, lavoro”. Il giorno dell’insediamento, 21 novembre 1920, rimane ucciso in occasione della sparatoria che si scatena all’interno della sala del Consiglio comunale. I fascisti si appropriano velocemente della figura di Giordani, che assurge a primo martire fascista. I funerali sono imponenti, trasformandosi di fatto in una grande manifestazione antisocialista.


Gnudi Enio

San Giorgio di Piano, 18 gennaio 1893

Membro del comitato centrale del Sindacato Ferrovieri. Militante del Psi, nel 1920 aderisce alla frazione comunista. Candidato nello stesso anno nelle liste socialiste, viene nominato sindaco il 21 novembre 1920. A causa dell’assalto fascista a Palazzo d’Accursio e del conseguente eccidio che ne scaturisce, la sua elezione viene annullata. Nel 1921 prende parte al congresso costitutivo del Partito comunista a Livorno e poi è eletto deputato nelle fila comuniste nella circoscrizione di Novara. Inizia a svolgere attività clandestina tra Italia, Francia e Unione Sovietica e propagandistica anche in America. Nel novembre 1945 rientra a Bologna.


Grandi Dino

Mordano, 4 giugno 1895

In un primo momento vicino alla Lega Democratica Nazionale, si accosta progressivamente alla figura di Mussolini condividendone l’interventismo. Volontario nella Prima guerra mondiale, nel dopoguerra si iscrive al Fascio di combattimenti di Bologna dopo il 20 settembre 1920, assumendo velocemente ruoli di primo piano. Direttore de “L’Assalto” viene poi eletto nel direttorio cittadino. Viene eletto nel 1921 nelle liste dei Blocchi Nazionali ma l’elezione è annullata perché non aveva l’età legale. Intanto fa parte dal 1921 al 1923 della direzione nazionale del PNF. Vicino alle posizioni del sindacalismo, che lo portano ad opporsi prima al patto di pacificazione poi alla trasformazione del movimento in partito, alla vigilia della Marcia su Roma diventa un importante esponente dell’ala moderata e legalitaria. Viene rieletto deputato nel 1924 nella XXVII Legislatura nella Lista Nazionale, è vice presidente della Camera dal 25 maggio al 3 luglio 1924 e per un breve periodo anche reggente del Fascio di Ferrara. È poi deputato e consigliere nazionale fino al luglio 1943. è membro del Gran Consiglio del Fascismo dal gennaio 1923 al luglio 1943. Il 3 luglio 1924 viene nominato sottosegretario agli Interni, fino al 14 maggio 1925, quando passa agli Affari Esteri come sottosegretario fino al 1929, poi come ministro (fino al 1932) e poi come ambasciatore a Londra (fino al 1939). Viene nominato delegato italiano al Consiglio e all’Assemblea, della Società delle Nazioni. Finita l’esperienza inglese viene nominato ministro di Grazia e Giustizia e Presidente della Camera dei Fasci e delle corporazioni. È il principale organizzatore dell’Ordine del Giorno che il 25 luglio 1943 avrebbe messo in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio.


Graziadei Antonio

Imola, 5 gennaio 1873

A fine secolo abbraccia il socialismo fondando con Anselmo Marabini un circolo socialista. Collabora al periodo “Critica Sociale” e ad alcuni giornali socialisti imolesi. Studia e insegna tra Torino, Milano, Cagliari e Parma e si accosta alla linea riformista del PSI. Subentra poi ad Andrea Costa nel collegio elettorale di Imola dopo la morte di quest’ultimo, risultando costantemente rieletto fino al 1924, quando si presenta nelle liste comuniste. Si schiera contro la guerra libica e la Grande guerra. Da qui inizia ad accostarsi all’ala sinistra del PSI e insieme a Marabini è il redattore della frazione Marabini-Graziadei che si propone il ruolo di pontiere tra la corrente di Giacinto Menotti Serrati e quella comunista alla quale aderisce con la scissione di Livorno.


Grossi Leonello

Finale Emilia (Modena), 4 gennaio 1880

Farmacista, importante dirigente socialista. Eletto nel consiglio provinciale di Bologna nel 1904 e nel consiglio comunale bolognese nel 1905. Fino al 1920 è consigliere provinciale a Bologna, dove dal 1914 al 1920 è vice presidente. Eletto nelle elezioni comunali del 1914 è nella giunta Zanardi entrando anche nella redazione de “La Squilla”. Richiamato durante la Prima guerra mondiale viene congedato col grado di tenente farmacista. È per qualche tempo presidente della Congregazione di carità. Nel 1919 viene eletto deputato nel Psi nel collegio di Bologna e nel 1920 in consiglio comunale. È presente all’assalto a Palazzo d’Accursio e alla sparatoria nella sala di consiglio. Insieme a Francesco Zanardi subisce una dura condanna da parte dell’Ordine dei farmacisti. Nel 1921 viene prelevato da alcuni fascisti che lo portano nella sede del Fascio. Qui viene bastonato da Arpinati. 20 giorni dopo, all’esterno della farmacia cooperativa di cui era direttore, viene aggredito da un gruppo di Sempre Pronti per la Patria e per il Re che gli ordinano di lasciare Bologna. Non riesce ad essere eletto nel 1921 mentre nel 1924 subentra come primo dei non eletti al posto di Arturo Piccinini di Reggio Emilia, ucciso dai fascisti. Decaduto nel 1926 sconta un anno di confino a Lipari e muore nel 1934.


Jacchia Mario

Bologna, 21 gennaio 1896

Interventista, è tra gli organizzatori del Comitato irredenti per assistere i profughi da Trento e Trieste. Con l’ingresso dell’Italia in guerra si unisce volontario al 6° Reggimento Alpini. Nel dopoguerra fa parte dei primi gruppi dei Sempre Pronti per la Patria e per il Re. Viene fermato dalla polizia il 15 giugno 1919 perché considerato tra i responsabili che sparano colpi di rivoltella contro la sede della Camera Confederale del Lavoro. Nel 1920 si iscrive al Fascio di combattimento di Arpinati ma da le dimissioni dopo l’ennesima bastonatura subita il 28 giugno 1924 dal fratello Luigi, da tempo antifascista. Dopo l’assalto alla sede della massoneria di Bologna e l’aggressione subita dal padre, passa all’antifascismo.


Lodini Angiolino

San Giovanni in Persiceto, 22 novembre 1897

Figlio del proprietario terriero Giovanni Lodini. Volontario della Prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria, viene congedato col grado di tenente. Diventa il primo segretario del fascio di combattimento di San Giovanni in Persiceto nel 1921 e costituisce nello stesso anno il Sindacato fascista braccianti del proprio Comune. Nel gennaio 1923 è assessore a San Giovanni in Persiceto e la sorella, Lina Lodini, è tra le fondatrici del Fascio femminile di Persiceto di cui farà parte del Direttorio nel 1928. Oppositore dell’ala intransigente, diventa poi segretario del fascio di Castel Guelfo nel 1934-35, di Loiano nel 1935-36 e di Imola nel 194-42. È poi ispettore federale a Bologna fra il 1941 e il 1943, ricoprendo anche la carica di Segretario federale di Bologna dal giugno al luglio 1943 e di consigliere nazionale nel Pnf nello stesso periodo.


Lucchesi Ulisse

Firenze, 15 marzo 1886

Repubblicano, è tra i fondatori nel dicembre 1914 del Fascio democratico di resistenza ed entra nel “Giornale del Mattino”, quotidiano della massoneria. Nel 1915 parte volontario per il fronte e nel dopoguerra entra nella redazione de “Il Resto del Carlino”. Insieme al gruppo dell’interventismo democratico di Nenni, Bergamo e Pedrini è tra i fondatori del Fascio di Combattimento di Bologna, uscendone quando la linea di Arpinati risulta egemone. Da quel momento si impegna nel campo antifascista.


Manaresi Angelo

Bologna, 9 luglio 1890

Volontario nella Prima guerra mondiale tra gli alpini, decorato con due medaglie di bronzo al valor militare e una croce di guerra. Avvocato, si candida e viene eletto Consigliere comunale di minoranza nella lista “Pace, libertà, lavoro” nel 1920, poi eletto deputato nel 1922 nella lista degli ex-combattenti. Aderisce al PNF e nel 1926 è nominato presidente dell’Opera Nazionale combattenti, carica che detiene fino al 1929. Nel 1928 è nominato Commissario Straordinario dell’Associazione nazionale alpini, divenendone presidente l’anno successivo. Sempre nel 1929 ricopre la carica di sottosegretario alla guerra fino al 1933, quando viene nominato podestà di Bologna (1933-1935). Sempre nel 1933 diventa presidente del Club Alpino Italiano. Nel 1939 diventa consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e dopo l’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale si arruola come tenente colonnello nell’ufficio stampa dello Stato Maggiore dell’esercito. Dopo l’8 settembre appoggia Badoglio.


Marabini Andrea

Imola, 14 novembre 1882

Perito agrario, si iscrive a 16 anni al Movimento giovanile socialista. Dopo la guerra fa parte del Comitato “Risveglio cittadino”, e collabora ai periodici “La Scolta” e La Lotta”, e dirige nel 1920 lo spaccio cooperativo municipale di Imola. Nell’autunno 1920 aderisce poi alla frazione comunista del Psi partecipando all’organizzazione del Convegno nazionale in qualità di tesoriere. È poi fiduciario del PCdI per l’Emilia Romagna e segretario provvisorio della federazione di Bologna fino al 20 marzo 1921 quando si riunisce il primo Congresso provinciale dei comunisti. Dopo un periodo di rifugio nella Repubblica di San Marino lavora a Roma per circa tre mesi presso la missione commerciale russa dei Soviet. È per un anno segretario della federazione comunista di Ravenna; durante questo periodo si scontra ripetutamente coi fascisti che pongono una taglia sulla sua testa. Nel 1923 si rifugia a Genova a causa delle persecuzioni fasciste e dalla Liguria espatria poi in Francia, dalla quale organizza e dirige il gruppo antifascista imolese. Nel 1927 raggiunge il Belgio, essendo stato espulso dalla Francia, e a Bruxelles partecipa al Convegno dei delegati della Lega antifascista italiana. Espulso anche dal Belgio nel 1928 ripara in Unione Sovietica, dove già risiede il padre. Qui collabora a varie organizzazioni, interessandosi in particolare alla divulgazione delle condizioni dei contadini italiani nel regime fascista. L’impegno nella Seconda guerra mondiale gli vale il conferimento della “Stella rossa” da parte del governo sovietico. Rientra a Imola solamente nel novembre 1945, dopo 18 anni di esilio.


Marabini Anselmo

Imola, 16 ottobre 1865

Perito agrario, aderisce in un primo momento alle istanze repubblicane per poi prendere parte al circolo imolese “I figli del lavoro” di Andrea Costa nel 1887, circolo di cui diventa segretario. Diventa seguace di Andrea Costa, aderendo al socialismo e prendendo parte dall’organizzazione del III Congresso del Partito socialista rivoluzionario italiano. Nel 1900 è tra i fondatori della Camera del Lavoro di Imola e fino al 1915 ne è membro come componente della commissione esecutiva. Segretario della lega degli impiegati delle Opere Pie è anche presidente della commissione amministrativa del Ricovero di mendicità di Imola. È poi membro del direttivo della sezione socialista imolese e della federazione socialista collegiale. Dal 1905 al 1913 viene nominato membro del Comitato nazionale della Federazione dei lavoratori ceramisti e direttore del periodico “Il Ceramista”. Nel 1906 entra nella direzione nazionale del Psi, aderendo alla frazione rivoluzionaria del partito. Nel 1911 viene nominato segretario della sezione socialista di Imola e l’anno seguente entra nel Comitato esecutivo della federazione provinciale socialista di Bologna. In occasione della vittoria socialista a Castel San Pietro Terme, è eletto consigliere comunale nel 1915. Dopo la guerra viene eletto deputato nella provincia di Bologna e l’anno seguente consigliere provinciale di Bologna, anche se il consiglio viene poi sciolto nell’aprile 1921 a causa della violenza squadrista. Nel 1920 insieme ad Antonio Graziadei promuove la cosiddetta “Circolare Marabini-Graziadei” per portare la maggioranza dei socialisti alla tesi comunista. È poi tra i fondatori del PCdI, presiedendo il gruppo parlamentare comunista. Nel 1921 viene eletto deputato nelle file comuniste nel collegio dell’Emilia. Nel 1922 scampa a un tentato omicidio da parte dei fascisti. Nel 1923 partecipa alla costituzione della sezione italiana del Soccorso Rosso Internazionale, divenendone segretario. Dopo un periodo in Austria e in Francia raggiunge l’Unione Sovietica da dove conduce una lunga campagna internazionale contro il fascismo. Torna a Imola nel novembre 1945 e muore qualche anno dopo.


Martelli Vittorio

Castrocaro-Terra del Sole (Forlì), 6 aprile 1886

Maestro a Molinella, diventa uno dei più importanti dirigenti del socialismo molinellese e poi bolognese aderendo e organizzando la frazione comunista all’interno dell’ala massimalista. Insieme a Corrado Pini e Armando Cocchi è tra gli organizzatori delle Guardie Rosse che partecipano agli scontri di Palazzo d’Accursio del 21 novembre 1920. Rifugiatosi a San Marino, aderisce poi al Partito Comunista ed espatria in una località sconosciuta. Condannato all’ergastolo per gli scontri di Palazzo d’Accursio, è ricercato fino al 1942 in tutta Europa, senza risultati. Nel 1954 il tribunale di Bologna emette una sentenza di presunta morte, che secondo alcune fonti sarebbe potuta avvenire già nell’agosto 1921 a seguito di un incidente ferroviario in Germania.


Massarenti Giuseppe

Molinella, 8 aprile 1867

Socialista, tra i massimi esponenti della linea riformista. Nel novembre 1906 diventa sindaco di Molinella e nel 1908 consigliere di minoranza dell’Amministrazione provinciale di Bologna. Nel 1910 diventa presidente della Cooperativa agricola di Molinella. Dopo l’eccidio di Guarda è costretto, insieme ai suoi consiglieri, a riparare a San Marino. Dopo la guerra si svolge nei suoi confronti un processo relativamente ai fatti di Guarda (un conflitto scoppiato tra contadini che scioperavano e un gruppo di crumiri presso la stazione di Guarda, che portò alla morta di cinque persone e sette feriti). Le accuse cadono e Massarenti può tornare a Molinella dove è nuovamente eletto sindaco nel 1920. Dopo essere sfuggito a un tentativo di omicidio da parte dei fascisti nel 1921, fino al 1926 vive rifugiandosi a Roma. Sconta circa 5 anni di confino. Rimane poi rinchiuso in un manicomio per circa sette anni, fino al 19 dicembre 1944, sei mesi dopo la liberazione di Roma.


Milani Fulvio

Modena, 23 novembre 1885

Vicino alle istanze del cattolicesimo democratico e sociale, organizza le Casse rurali ed artigiane e le Fratellanze coloniche. Nel 1914 fu eletto consigliere provinciale per la circoscrizione di Porretta. Nel 1919, a conclusione della guerra, è tra i fondatori del Partito Popolare a Bologna e viene eletto nel consiglio nazionale e nella direzione centrale del partito. Nello stesso anno viene eletto deputato nelle fila cattoliche, militando nell’ala dell’intransigenza programmatica del Partito. Rieletto deputato nel 1921 è favorevole prima al governo Giolitti e poi alla formazione del primo governo Mussolini, nel quale assume la carica di sottosegretario alla Giustizia fino al 1923. Credendo di poter normalizzare la violenza e salvaguardare gli istituti parlamentari non si oppone al fascismo fino al 1924, quando a seguito del delitto Matteotti è tra gli Aventiniani. Ritiratosi a vita privata è poi tra i promotori del Fronte per la pace e la libertà, comitato interpartitico per la lotta di liberazione in Italia nel giugno 1943. è uno dei massimi esponenti dell’antifascismo cattolico bolognese. Muore il 23 marzo 1945.


Missiroli Mario

Bologna, 1886

Dal 1918 al 1921 è direttore de “Il Resto del Carlino”. La sua direzione si distingue per un aperto antisocialismo ma anche una distanza nei confronti delle azioni fasciste. Questo atteggiamento gli vale l’ostilità degli squadristi bolognesi che lo definiscono “Ruffiano di Cagoia”, in riferimento alla definizione che prima i fiumani e poi i fascisti diedero di Nitti. Chiesto ed ottenuto il suo allontanamento a favore di Nello Quilici, già aderente al fascismo e fedelissimo di Italo Balbo a Ferrara, Missiroli passa poi al “Secolo” di Milano. Sostiene le posizioni degli Aventiniani dopo l’uccisione di Matteotti accusando Mussolini di correità.


Monzoni Piero

Zocca (Modena), 12 ottobre 1896

Tenente dei bersaglieri, ferito in azione durante la Prima guerra mondiale. Si iscrive al Fascio bolognese nel 1920 e ne diventa segretario tra il 1921 e il 1922, partecipando alla Marcia su Roma. Tra il 1923 e il 1925 è consigliere comunale a Modena e commissario dei Fasci di Medicina e Loiano. Nel giugno 1933 viene nominato segretario della commissione di disciplina nel Pnf bolognese, poi diventa vicesegretario del Partito nel 1940 quando, con la morte di Caliceti, è nominato segretario federale, carica che mantiene fino al giugno 1943. Da quella data fino all’ottobre 1943 è prefetto di Catanzaro.


Nannini Giancarlo

Finale Emilia, 3 dicembre 1899

Soldato di artiglieria nella Prima guerra mondiale e poi sottotenente. Ferito nell’agosto 1918, ottiene la medaglia di bronzo al valor militare. Iscritto il 6 ottobre 1920 al Fascio Bolognese come studente di Giurisprudenza. Membro del direttorio da giugno 1921 e volontario fiumano dove è vice-comandante del presidio di Porto Sauro. Vice segretario del Fascio bolognese e nominato da Arpinati Console della Coorte. Collaboratore di “Fiamma Nera” degli Arditi. Muore il 29 ottobre 1922 a San Ruffillo a Bologna durante uno scontro a fuoco con i carabinieri.


Nenni Pietro

Faenza, 9 febbraio 1891

Interventista democratico nel campo repubblicano, si arruola volontario il 27 maggio 1915 come soldato semplice e poi come caporale. Nella campagna interventista si avvicina a Mussolini. Nel 1917 assunse la direzione del “Giornale del Mattino” di Bologna fino alla chiusura del giornale nell’agosto 1919. Insieme al gruppo repubblicano diede vita al Fascio di Combattimento di Bologna nel 1919 dal quale esce definitivamente nel marzo 1920 in opposizione alla linea di destra assunta da Arpinati e Mussolini. Da quel momento si impegnerà nell’antifascismo fino all’adesione al Partito Socialista e alla direzione dell’Avanti!


Oviglio Aldo

Rimini, 7 dicembre 1873

Candidato ed eletto Consigliere comunale di minoranza nelle elezioni comunali del 1920 nella lista “Pace, lavoro, libertà” in quota nazionalista, diventa poi consigliere provinciale e presidente del consiglio provinciale bolognese. Viene eletto deputato nelle file del Pnf nella XXVI e XXVII legislatura e ministro della Giustizia dal 1922 al 1925. è poi senatore dal 1929 al 1942.


Pagliani Franz

5 settembre 1904, Concordia sulla Secchia (Modena)

Si iscrive al Fascio di Combattimento di Bologna il 1 marzo 1920 e partecipa alla Marcia su Roma. Mentre intraprende gli studi e la carriera universitaria a Medicina, nel 1929 viene nominato presidente del Comitato provinciale bolognese dell’Opera nazionale balilla, nel 1933 è a capo della segreteria federale amministrativa e dal 1926 al 1931 assume la guida della sezione del Guf “Giacomo Venezian”. Salvatosi dall’epurazione dei fedeli di Arpinati è nominato deputato per la XXIX legislatura e riconfermato per la XXX. Tenente medico di complemento durante la guerra di Etiopia, torna dall’Africa con il grado di capitano. Dal 1938 al 1943 è commissario straordinario dei sindacati fascisti a Modena, mentre nel 1939 è consigliere della Corporazione delle professioni e delle arti. Aderisce alla Rsi e diventa Delegato Regionale per l’Emilia del Pfr, membro del Direttorio nazionale e del Collegio giudicante del Tribunale speciale di Verona. È poi Ispettore regionale delle brigate nere e comandante della III brigata nera mobile “Attilio Pappalardo”.


Paoletti Oscar

Bologna, 22 gennaio 1895

Interventista, è soldato bombardiere poi accorpato all’8 battaglione Arditi, dove viene promosso sergente per merito di guerra. Segue D’Annunzio a Ronchi e partecipa al Natale di Sangue. Gli viene conferita la Stella di Fiume. Subito iscritto ai Fasci di Combattimento di Bologna muore insieme a Giancarlo Nannini a San Ruffillo il 29 ottobre 1922 durante uno scontro a fuoco con i carabinieri.


Pappalardo Attilio

1897

Tenente, nel gruppo dei Sempre Pronti per la Patria e per il Re fermato insieme al fratello Mario Pappalardo e a Mario Jacchia, per la sparatoria contro la CCdL del giugno 1919. Protagonista, insieme a Dino Zanetti, dell’assalto alla Camera del Lavoro di Bologna del 4 novembre 1920. Capitano della GNR durante la Rsi, viene ucciso a Ponte Ronca (Zola Predosa) da un gruppo di partigiani nel 1944. A seguito della sua morte la Brigata Nera di Bologna prende il suo nome.


Pedrini Adelmo

Minerbio, 11 agosto 1888

Da anarchico passa al campo interventista nel 1914 e parte volontario. Nel 1918 da vita con Ettore Cuzzani all’UIL, organizzazione sindacale degli anarchici e anarcosindacalisti interventisti. È poi tra i promotori dell’Unione Nazionale del Lavoro (UNL), organizzazione interventista che doveva contrapporsi a CGdL e USI. Anche lui presente il 9 aprile 1919 alla costituzione del Fascio di Combattimento di Bologna ed eletto nella giunta provinciale e nella commissione stampa. Esce con il gruppo degli interventisti democratici nel 1920, fondando poi sempre con Cuzzani “La Rivoluzione”. Poi va a Fiume nel 1921 e viene eletto nel Comitato Centrale dell’Associazione dei legionari fiumani. Tra 1921 e 1923 matura la militanza in campo antifascista e per questa sua decisione fu costretto ad espatriare in Francia.


Pedrini Garibaldo

Dirigente della “Lega Popolare Antibolscevica”, reggente della Lega stessa nel momento in cui Zanetti era impegnato a Fiume, nominato nell’estate 1919 fiduciario del Fascio di Combattimento di Bologna dal segretario Giulio Dal Sillaro.


Pini Corrado

Bologna, 3 febbraio 1875

Insegnante, è tra i massimi esponenti bolognesi della corrente che faceva capo ad Amadeo Bordiga. Aderisce poi all’ala massimalista dell’USB e con Armando Cocchi e Vittorio Martelli viene incaricato di organizzare le Guardie Rosse imolesi in occasione dell’insediamento di Enio Gnudi il 21 novembre 1921. Arrestato perché considerato responsabile degli scontri e della morte di Giulio Giordani, viene però assolto nel 1923 dalla Corte d’Assise di Milano. Rimesso in libertà è ripetutamente arrestato in via preventiva ogniqualvolta a Bologna vi fossero in visita personalità importanti. Il controllo della polizia nei suoi confronti dura fino almeno all’aprile del 1942.


Pini Giorgio

Bologna, 1 febbraio 1899

Volontario nella Prima guerra mondiale, studente-combattente e membro del Fascio nel novembre 1920. Giornalista de “L’Assalto”, di cui ne diviene direttore nel 1924. Nel 1928 diventa poi direttore de “Il Resto del Carlino”, ma scontrandosi con l’ala vicina ad Arpinati si trasferisce a Genova dove dirige il “Giornale di Genova” fino al 1936; dopodiché dirigerà il “Gazzettino di Venezia” e il “Popolo d’Italia”. Arruolatosi allo scoppio del secondo conflitto mondiale combatte in Africa e poi torna in Italia dirigendo nuovamente il “Popolo d’Italia” fino al 1943. Aderisce alla Rsi e diventa nuovamente direttore de “Il Resto del Carlino” ottenendo anche la nomina a sottosegretario al Ministero degli Interni della Rsi.


Puppini Umberto

Bologna, 16 agosto 1884

Già libero docente presso la cattedra di idraulica, durante la Prima guerra mondiale è tenente di artiglieria e viene congedato col grado di maggiore. Nel 1923 diventa sindaco di Bologna e si iscrive al Fascio il 2 novembre 1923. Dopo essere stato destituito nel 1926, tre anni dopo (1929) è eletto deputato alla Camera della XXVIII Legislatura, nel 1931-32 è membro del Consiglio superiore dei lavori pubblici e nel luglio 1932 sottosegretario alle finanze. Presidente dell’Agip dal 1935 al 1939.


Regazzi Augusto

Molinella

Squadrista intransigente, delegato del Fascio di Bologna, e leader del sindacalismo fascista locale, è il protagonista dello squadrismo agrario dell’area di Molinella e comuni limitrofi. Membro del Direttorio fascista di Bologna.


Sarti Mario

Proveniente dalle fila dell’anarcosindacalismo ricopre la carica di segretario del fascio bolognese al posto di Garibaldo Pedrini.


Serrazanetti Marcello

Sant’Agata Bolognese, 31 ottobre 1888

Interventista, si arruola come volontario nel 12 Cavalleggeri di Saluzzo ed è decorato prima con la Medaglia d’Argento al Valor Militare e poi con la Croce al Merito di Guerra. Tra i fondatori del primo e del secondo Fascio di Combattimento di Bologna. Squadrista, partecipa alla Marcia su Roma, poi diventa sindaco di Sant’Agata Bolognese alle elezioni del 1923, dopo lo scioglimento della giunta socialista a seguito di ripetute violenze nel 1921. è vicesegretario federale di Bologna dal 1925 al 1928. Nel 1928 si trasferisce in Africa e diventa ispettore agrario in Somalia, segretario federale di Mogadiscio e poi nel 1929 Segretario Generale del PNF in Somalia. Nel 1930 è anche nominato Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.


Tumedei Cesare

Montalto Marche (Ascoli Piceno), 11 luglio 1894

Arruolato volontario con l’ingresso dell’Italia in guerra, influenzato da Giacomo Venezian e Silvio Perozzi (suo professore di diritto romano all’Università di Bologna). Nel 1912 Tumedei si era avvicinato al Partito nazionalista guidato in quel periodo proprio da Venezian e Perozzi. Nel 1919 a seguito della morte del fratello Pompeo, parte per Fiume ed è tra i fondatori dell’Associazione combattenti di Bologna e della Lega antibolscevica dopo la rottura dei nazionalisti con il fascio bolognese. Editorialista, sotto lo pseudonimo di Caesar, de “La Battaglia” e collaboratore de “Il Secolo” e del “Giornale d’Italia”. Eletto deputato nelle file nazionaliste e nella Lista nazionale dopo la fusione dell’ANI con il Fascio, decisione alla quale si era opposto, iniziano gli attriti con l’ala estremista del Partito fascista. Tumedei è considerato un normalizzatore. Nel 1929 viene nominato presidente della giunta del Bilancio e nel 1931 diventa vicepresidente nell’Istituto mobiliare italiano. Nel gennaio 1935 è invece nominato sottosegretario presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Nominato poi consigliere nazionale nella Camera dei fasci delle corporazioni in qualità di componente della corporazione della previdenza e del credito. Allontanatosi dal fascismo, il 25 luglio 1943 rimane vicino agli ambienti monarchici, intessendo relazioni con il Cln. Ritiratosi poi dalla vita politica, muore nel 1980.


Zanardi Francesco

Poggio Rusco (MN), 6 gennaio 1873

Membro del Psi già dalla sua fondazione, diventa nel 1898 tesoriere della Società operaia di Bologna e nel 1901 viene eletto Sindaco di Poggio Rusco e dal 1904 al 1906 è il vicepresidente della provincia di Mantova. Trasferitosi a Bologna ne diventa assessore alla sanità nella giunta composta da radicali, repubblicani e socialisti nel 1902. Nel 1904, quando i tre partiti, presentandosi divisi alle elezioni perdono, entra in consiglio comunale come consigliere di minoranza e tale rimane per circa 10 anni. Nelle elezioni del 1914 il Psi conquista da solo la maggioranza e Zanardi diventa il primo sindaco socialista di Bologna. Rimane Sindaco fino al 1920. Durante il suo mandato compie numerosi progetti di riforma, tra cui un nuovo regolamento sull’igiene delle case e l’Ente autonomo dei consumi. Questi provvedimenti gli attirano le critiche e il risentimento della piccola e media borghesia cittadina. Schieratosi contro l’intervento in guerra, viene bastonato dagli interventisti nel 1914, i quali poi invadono Palazzo d’Accursio l’anno seguente senza però trovarlo. Nel 1919 viene eletto deputato e nel 1920 è rieletto sia in consiglio comunale che in consiglio provinciale, nel quale sedeva dal 1909. Tra 1920 e 1921 è ripetutamente bersaglio di violenze fasciste e dopo la morte del figlio Libero nel 1922 si trasferisce definitivamente a Roma. Di tendenza riformista, con l’espulsione dei turatiani aderisce al PSUI. Sconta quasi cinque anni di domicilio coatto nel mantovano e torna a Bologna solamente dopo la Liberazione, nominato commissario della Cooperativa bolognese di consumo.


Zanardi Libero

Bologna, 17 maggio 1900

Giornalista, in un primo momento aderisce al Partito Repubblicano e poi al Partito socialista. Figlio di Francesco Zanardi. Al ritorno dalla guerra entra nella redazione della “Squilla” e dal 1921 prende parte alla redazione bolognese dell’Avanti! Dopo una serie di bastonature subite dai fascisti si trasferisce a Rimini, dove a causa di un aggravamento di un intervento di appendicite muore il 9 giugno 1922.


Zanetti Dino

Bologna, 23 maggio 1897

Tenente dei bersaglieri durante la Prima guerra mondiale, ferito all’occhio destro. Nel dopoguerra è alla guida della “Lega Latina della Gioventù” e tra i primi fondatori del Fascio di combattimento del 1919. Con la secessione nazionalista Zanetti fonda la Lega antibolscevica popolare e i Sempre Pronti per la Patria e per il Re. Partecipa poi all’impresa fiumana. Nel 1921 torna a Bologna e ottiene il ruolo di vicedirettore generale dei magazzini ortofrutticoli della Cassa di Risparmio di Bologna e per la sua attività diventa commendatore nel giugno 1923. Nel 1922 partecipa alla Marcia su Roma e nel 1939 ottiene la promozione a capitano di complemento in congedo. Nel settembre 1941 è segretario della sezione locale del Pnf e l’anno seguente direttore della Cassa di Risparmio di Cento. Poi è nel Direttorio del Pnf di Ferrara fino al 1943. Non aderisce al Pfr e alla Rsi.