*1919. Nessun caso rilevato: il fascismo non sarà presente in provincia con forze autonome e locali fino al febbraio-marzo 1921, mentre gli scontri tra socialisti e repubblicani (che animano l’autentico svilupparsi della violenza politica nel forlivese-cesenate) non coinvolgevano solitamente le forze dell’ordine.

27 giugno 1920, Cesena

Moto rivoltoso armato contro autorità costituita

Sull’onda lunga dei Moti di Ancona (25-26 giugno), un manipolo di anarchici – supportato da alcuni socialisti – tenta di scatenare un’insurrezione in Cesena. Dagli scontri conseguenti con le forze dell’ordine, resta ucciso l’agente Gennaro Gigli (colpito da una pugnalata al cuore) e ferito il vice-commissario Antonio Tocci. Il processo si concluderà solo nel dicembre 1929, con una serie di condanne contro vari anarchici. La pena più grave toccherà a Primo Bazzocchi, accusato di aver inferto il colpo mortale, condannato a 6 anni e 11 mesi.

Uccisione di antifascisti ad opera di fascisti

Aprile 1921, Forlì, Vecchiazzano, Pievequinta e altre località

Violenza contro le persone. Scontri ed aggressioni armate

Il mese di aprile vede l’installazione del PCdI (24 Aprile) nel comprensorio forlivese-cesenate, ed è immediatamente marcato da una serie di scontri con i fascisti, che avevano aperto basi a Cesena, il 15 febbraio 1921, e a Forlì il 10 aprile 1921. Il 25 aprile, l’onorevole comunista Nicola Bombacci è obbligato a lasciare Forlì dai fascisti, che lo scortano rudemente alla stazione ferroviaria: durante il tragitto, un giovane militante “rosso” (Senzani Pietro), al grido di “Viva il Comunismo, Viva la Russia”, spara da una finestra contro il manipolo fascista, senza tuttavia centrare il bersaglio. In rappresaglia i fascisti malmenano pubblicamente Bombacci, prima di lasciarlo andar via in treno. Il 13 e il 14 giugno, i comunisti di Pievequinta sono messi sotto attacco da parte di fascisti proventi dal ravennate. Nella battaglia armata finiscono coinvolti anche i carabinieri, accusati dai comunisti di prendere le parti delle camicie nere. Questi giorni pre-elettorali rappresentano una fase molto ambigua per il repubblicanesimo forlivese-cesenate, caratterizzata dalla fraternizzazione che le “avanguardie” operano verso le camicie nere – in funzione antibolscevica – in maniera autonoma dalle direzioni generali del partito, che invece presentavano figure (come il Sindaco di Forlì Giuseppe Gaudenzi) pro-socialiste e fieramente antifasciste.


8 maggio 1921, Vecchiazzano

Violenza contro le persone. Scontro armato e omicidio preterintenzionale

Durante la pausa serale (19:00-20:00) di una festa danzante presso il circolo comunista della frazione di Vecchiazzano, due camion carichi di fascisti e di qualche avanguardista repubblicano (di ritorno da un’azione di propaganda elettorale a Castrocaro), si fermano davanti all’immobile, dando avvio con un pretesto ad una rissa, che rapidamente degenera in sparatoria. Molti militanti comunisti riescono a correre a casa per armarsi di fucile e richiamare altri amici per lo scontro: fra di essi il 27enne Domenico Gatta, che armatosi di moschetto, raggiunge i due camion ormai in ripartenza verso Forlì. Gli spara contro, ferendo al gomito Aurelio Sgarzani il quale riesce comunque ad estrarre la rivoltella e a rispondere al fuoco sparando due colpi fatali per il Gatta. A Sgarzani viene accordata la legittima difesa e dunque assolto.


15 maggio 1921, Piazza Cavour, Rimini.

Violenza contro le persone. Aggressione

Viene ferito in Piazza Cavour il ferroviere anarchico Bracconi. La notizia provoca grande risentimento negli anarchici che si riuniscono a Borgo S. Giuliano con propositi di immediata vendetta. I toni della dimostrazione ben presto si aggravano e prende forma un corteo che, al grido di morte ai fascisti, tenta di irrompere nell’albergo sede del comitato elettorale del Blocco, provocando l’intervento della forza pubblica. Tra gli anarchici identificati: Ciavatti Carlo, Gabellini Primo, Alpini Bruno, Lazzari Dante, Squadrani Edel, Baroni Remo, Lazzari Pubblio ed altri.


22 maggio 1921, Contrada Santa Giustina (Santarcangelo)

Violenza contro le persone. Eccidio

Fascisti emiliani di ritorno dai funerali del fascista Platania Luigi, in contrada Santa Giustina (frazione di Rimini sulla via Emilia che i fascisti percorrono sui loro automezzi rientrando a Bologna da Rimini) terrorizzano e minacciano, con bastoni e rivoltelle alla mano, la folla radunata nel piazzale antistante alla chiesa per la festa del Corpus Domini. Non è ben chiara la dinamica dei fatti, nè i moventi. Alcune ricostruzioni parlano di «qualche provocazione e gesto all’indirizzo dei fascisti», di fischi, colpi di rivoltella, e di «un fascista leggermente ferito ad un polso». Il Carlino del 24 ipotizza un agguato contro i fascisti, confermato (ma senza prove di fatto) dall’autorità di Polizia mentre il socialista Germinal del 28 assicura: «Nessuno ha sparato, nessuno ha provocato». Il bilancio complessivo sarà di tre persone uccise, tutti lavoratori della terra: sul terreno resta il corpo di Ferdinando Samuelli Amati, 40 anni, sposato e padre di quattro figli; all’ospedale muoiono Pierino Vannoni, 18 anni, e Salvatore Sarti, 42, di San Lorenzo in Monte. Nel verbale redatto sui fatti si nota che la sera del 15 maggio il segretario della camera del Lavoro di Morciano, il comunista Lazzaroni Aristodemo (che si ritiene abbia partecipato all’agguato) aveva tenuto un comizio pubblico a Santa Giustina “nel quale avrebbe eccitato gli uditori contro i fascisti”.


Violenza su persone antifasciste o sulle cose di proprietà antifascista da parte di fascisti (incendi, assalti, distruzioni, a sedi sindacali politiche e cooperative)

21 aprile 1921, Civitella

Violenza contro le cose. Spedizione punitiva

Diffusasi la falsa notizia che tra i feriti dello scontro armato ad Arpineto (avvenuto il 17 aprile tra socialisti e repubblicani) ci fosse anche un parente di Leandro Arpinati – ras del Fascio bolognese e originario proprio di Civitella – i fascisti emiliani, assieme alle poche camicie nere romagnole, si accodano con un proprio camion alla spedizione punitiva (composta da tre mezzi per una quarantina di persone) che i repubblicani forlivesi intendono compiere nel Comune “rosso” di Civitella. Arrivati in paese, repubblicani e fascisti invadono il Municipio e vi espongono a forza la bandiera tricolore, passando poi alla devastazione della sezione socialista, da cui esportano la bandiera rossa, e i quadri presenti di Marx, Costa e Lenin, per poi bruciarli in piazza. Durante i funerali di Fabbri, i repubblicani, supportati dai fascisti, impongono armi alla mano le serrande abbassate e l’esposizione del tricolore al passaggio del feretro. Si tratta della prima vera azione di violenza squadrista operata dal fascismo nel comprensorio forlivese-cesenate.


17-21 maggio 1921, Sogliano sul Rubicone

Violenza contro le persone e contro le cose. Spedizioni punitive 

I fascisti cesenati si vendicano dell’omicidio del tenente Amici, devastando ed incendiando il Circolo rionale socialista di Porta Trova e la sezione di Porta Fiume a Cesena. Devastato il circolo della Rocca e vandalizzata la Camera del Lavoro. Il notabile socialista Egisto Pavirani – uno dei capi della locale sezione del Partito Socialista – viene condotto nella locale sede dei fasci di combattimento dove con percosse e minacce viene obbligato a firmare una dichiarazione di dimissioni e di impegno ad allontanarsi da Cesena e a smettere di fare propaganda socialista (dichiarazioni pubblicate su Il Pensiero Romagnolo del 21 maggio 1921). A Sogliano viene distrutta la Camera socialista del Lavoro, mentre in una frazione di Cesena, S. Vittore, una festa danzante al Circolo comunista viene attaccata a rivoltellate: feriti da ambo le parti. Pavirani in alcuni articoli si era esposto sulla questione della socializzazione della terra denunciando l’iniquità del contratto di mezzadria.


20-21 maggio 1921, Rimini

Violenza contro le cose. Spedizione punitiva e sparatoria

In piazza Cavour scontri tra comunisti e fascisti con colpi di pistola sparati «per intimidazione» da questi ultimi. Irruzione di fascisti a Borgo San Giuliano. Spari in aria e incendio del Circolo anarchico. L’arrivo dei pompieri è ostacolato dalle camicie nere che incendiano anche il Circolo Ricreativo Ferrovieri in via Clodia. Anche qui l’opera di spegnimento viene ostacolata squarciando le gomme dell’autopompa. In via Castelfidardo viene presa di mira la casa del sindaco socialista dott. Arturo Clari.


23 maggio 1921, Cesenatico

Violenza contro le cose. Spedizione punitiva

Una dozzina di fascisti fa un’incursione a Cesenatico sparando all’impazzata e devastando il mobilio della sezione socialista. Non è data notizia di ferimenti.


11-14 giugno 1921, Pievequinta e Carpinello

Violenza contro le persone e contro le cose. Spedizione punitiva

Nella frazione di Forlì Carpinello (posta al confine con il ravennate), la sezione comunista viene invasa ed incendiata da una squadra fascista proveniente da Ravenna. Il giorno successivo, si presume per rappresaglia, comunisti di Pievequinta usano violenza contro l’abitazione del fascista Valentini bruciandone il fienile e sparando diversi colpi d’arma da fuoco. Nella notte tra il 13 ed il 14, carabinieri in servizio di perlustrazione per impedire atti di rappresaglia di fascisti per le violenze subite dal Valentini, subiscono un agguato a mano armata teso in realtà da comunisti (Fiori identificato da cappello, bastone e bicicletta lasciati sul posto e Barzanti) per i fascisti. Uno dei Carabinieri, colpito da un proiettile alla testa, muore. Barzanti viene assolto per insufficienza di prove mentre Fiori è condannato alla reclusione per 1 anno e 2 mesi, sentenza confermata anche in appello, ma pena estinta per sopraggiunta amnistia.


10 luglio 1921, Civitella.

Violenza contro le persone. Spedizione punitiva e pestaggio

Giunto nella frazione di Cusercoli, il Ras di Bologna Leandro Arpinati (originario di Civitella), scende dalla sua auto, scarica in aria un caricatore della sua pistola e ordina ai suoi di “far sentire” la presenza fascista in paese: le camicie nere entrano nell’unico Caffè presente, vi trovano tal Arduino Garotti, senza particolari simpatie politiche ma poco incline all’ossequio, e lo pestano. Il processo si conclude nel 1923 con una assoluzione per incapacità di dimostrare l’identità degli aggressori.


Vittime chiaramente riconducibili a scontri con le forze dell’ordine

21 luglio 1921, Cesena.

Violenza contro le persone. Conflitto a fuoco fra comunisti e carabinieri

Scontro a fuoco tra comunisti e anarchici (che in 150/200 marciavano in un corteo non autorizzato per le vie della città) e carabinieri di pattuglia per evitare un possibile scontro con avanguardisti repubblicani. In quei giorni tra le due fazioni politiche vi era particolare fermento per le accuse che i comunisti avevano rivolto agli on. repubblicani Comandini e Macrelli, cui aveva fatto seguito un’aggressione da parte di avanguardisti repubblicani. Dalla ricostruzione ufficiale della dinamica dei fatti, i primi colpi d’arma da fuoco sparati dalla colonna comunista suscitarono la risposta della forza pubblica che disperse il corteo sparando in aria. Subito dopo in località diverse della città si verificarono parecchi conflitti tra comunisti fuggenti e avanguardisti repubblicani che provocarono un morto e due feriti (Leprini e Franchini). In particolare il cadavere di Casadei Pietro (iscritto al locale Circolo Giovanile comunista bastonato, malmenato e ferito da proiettile) viene rinvenuto al termine dei disordini nei pressi di casa sua. Non è del tutto chiara la dinamica dei fatti; tanto L’Avanti (24/07) quanto Lotta di Classe (31/07) ricostruendo i fatti fanno menzione di un agguato da parte di elementi avanguardisti che, imboscati dietro ai carabinieri, approfittando dell’occasione, sparano sulle squadre operaie. Indignazione diffusa contro i responsabili diretti ed indiretti. Si farà portavoce di questa ricostruzione l’On. Baldini. Al vice commissario Ennio Tommasi Larking che disperse il corteo, con pochi uomini e senza uso di armi da fuoco per evitare una sicura strage, viene conferita la nomina a cavaliere nel 1925 per le azioni coraggiose di quel luglio. [da Archivio di gabinetto (1922/1923) (B. 249) in Archivio di Stato Forlì] Da più parti viene riferito al Prefetto che nei fatti di Cesena l’Autorità pubblica e la P.S abbia dato prova di un trattamento parziale nei riguardi degli elementi socialisti e comunisti rispetto agli avanguardisti repubblicani.

Nei giorni successivi si procede all’arresto di persone iscritte al Partito Socialista anche se non implicate nei fatti, mentre nessun arresto dalla parte repubblicana. In particolare l’On. Baldini riferisce dell’ambiguità del comportamento della forza pubblica (addirittura alcuni giorni dopo si presentano spontaneamente all’autorità gli autori del ferimento, ma non si procede al loro arresto) e del presunto agguato repubblicano approfittando del fuggi-fuggi generale.


Vittime fasciste provocate da antifascisti o da forze dell’ordine.

28 febbraio 1921, Savignano

Violenza contro le persone. Omicidio preteritenzionale, aggressione armata

Un gruppo di fascisti da Cesena, accompagnati dall’autoctono Marcello Reboani, passa la giornata ad affiggere manifesti di propaganda del neonato Fascio Cesenate. Una volta ripartiti verso il capoluogo i suoi camerati, e rimasto quindi solo, il Reboani viene bersagliato da insulti e minacce da un gruppo di socialisti e comunisti locali. Per difendersi estrae la rivoltella, gli altri gli si gettano contro per disarmarlo e in breve tempo la situazione degenera in uno scontro violento in cui rimane ferito mortalmente il maresciallo dei carabinieri Pietro Ragni, nel frattempo intervenuto per sedare la rissa. Marcello Reboani era stato tenente dei bersaglieri durante la Grande Guerra. Il processo porterà alla condanna di Pasquale Garavelli (5 anni di reclusione), di Pietro Moroni e di Antonio Zaghini (entrambi a 2 anni e 9 mesi). La morte del maresciallo Ragni provoca un’ondata di numerosi arresti. La Camera del Lavoro di Sant’Arcangelo di Romagna con il Partito Socialista e la locale sezione anarchica dichiarano uno sciopero generale ad oltranza sino alla scarcerazione dei compagni arrestati.


15 maggio 1921, Sogliano sul Rubicone

Violenza contro le persone. Scontro armato e omicidio preterintenzionale

A ridosso della fatidica giornata elettorale, un camion di fascisti cesenati rientra da un giro di propaganda e ispezione ai seggi. Arrivati all’altezza di Biancolino a un km circa da Rontagnano (frazione di Sogliano nota come covo famoso di comunisti dell’alta Romagna, dove avevano tentato di assaltare la cooperativa e il circolo socialista) vengono apostrofati da alcuni avversari politici avventori dell’osteria sulla strada al grido “abbasso il fascio, siete vigliacchi”. Il camion si ferma e la sparatoria è rapida e furente. Resta ucciso l’ex-tenente Enrico Amici, tra i fondatori del Fascio di Cesena. Non è ben chiara la dinamica dei fatti, le testimonianze dei fascisti fanno menzione di un’imboscata. Tutti gli imputati vengono interrogati, ma non si ha notizia di sequele giudiziarie all’accaduto. Il procuratore Generale assolve molti degli imputati per insufficienza di prove. Durante il Ventennio al tenente Enrico Amici viene intitolata la piazza del castello di Rontagnano e sono organizzate commemorazioni annuali che un anno dopo saranno fonte di forti preoccupazioni da parte delle forze dell’ordine locali soprattutto in un contesto in cui la tensione degli animi è palpabile e la probabilità di incidenti va facendosi maggiore. Il 2 aprile 1922 un gruppo di fascisti di ritorno da una celebrazione commemorativa dell’Amici subirà un agguato a Borghi.


19 maggio 1921, Rimini

Violenza contro le persone. Agguato e omicidio premeditato

Agguato premeditato ai danni del ferroviere fascista Platania Luigi che si ritiene realizzato da elementi anarcoidi (dapprima imputato Amati Guerrino rifugiato a S. Marino, ma poi confessa Ciavatti Carlo) con la connivenza di ferrovieri sovversivi. Platania è al vertice della neonata sezione locale del fascio e, forse proprio nella prospettiva di decapitare sul nascere il movimento, viene ucciso nell’atrio della stazione ferroviaria di Rimini prima delle elezioni e dopo alcuni episodi di conflitti tra fascisti e socialisti. Platania si era già reso responsabile di alcuni misfatti e nel periodo antecedente le elezioni si erano moltiplicate le voci circa l’imminenza del suo assassinio corroborate dalle offese e dalle minacce di morte al suo indirizzo apparse in quei giorni sui muri della città. Il 15 maggio aveva guidato una squadra di fascisti bolognesi in una spedizione punitiva dopo l’omicido di Amici a Rontagnano e la sera aveva subito un tentativo di aggressione da un gruppo di 4/5 anarchici.

La sede del Fascio era stata aperta a Rimini il 31 marzo 1921 e l’arrivo ufficiale del movimento era stato sin da subito accolto con astio dai sovversivi locali: gli affissi murari vengono strappati e imbrattati di vernice rossa con la scritta “Gli anarchici annunciano alla cittadinanza lo sfasciamento del Fascio di Rimini” e ancora una cinquantina di esemplari vengono sottratti all’attacchino e poi bruciati in piazza Cavour.  Numerosi gli incidenti che si verificano soprattutto nel periodo antecedente il periodo elettorale. Luigi Platania, mutilato di guerra, pluridecorato al valore militare ed ex-anarchico d’azione, era l’uomo al vertice della sezione locale e ben presto entrò nel mirino di minacce ed aggressioni da parte del movimento sovversivo. Viene ucciso alla stazione ferroviaria di Rimini dove lavorava come guardasala.

Uccisione di antifascisti ad opera di fascisti

4 giugno 1922. San Giorgio (Cesena)

Violenza contro le persone e contro le cose. Assalto con armi da fuoco e incendio al circolo comunista

Nella notte del 28 maggio Giovanni Collina viene assalito e ferito a morte da 5 fascisti di Cervia (tra cui Dino Moretti, Mazzotti e Pasini) mentre dormiva nella sezione del PCI di S. Giorgio di Cesena dove aveva trovato rifugio. Gli vennero sparati 5 colpi di rivoltella e moribondo fu successivamente preso a calci e bastonate. Orrendamente sfigurato, ma ancora vivo, venne tradotto in ospedale da persone del luogo che avevano udito la sparatoria dove morì per le gravità delle ferite riportate dopo alcuni giorni di agonia. Giovanni Collina si era dimostrato uno dei più attivi animatori della lotta e della resistenza a Cervia e pertanto ritenuto pericoloso dai fascisti che, con l’ausilio delle autorità, riuscirono a decretarne il bando dal paese e dal territorio del Comune. Dopo il bando da Cervia ed alcune settimane di latitanza dormendo all’addiaccio, aveva trovato rifugio nella sezione del PCI di S. Giorgio dove a seguito della segnalazione di una spia, fu trovato ed ucciso da fascisti. L’efferato delitto suscita diffusa indignazione e sdegno tra tutte le fazioni politiche (Repubblicani, Socialisti, Comunisti ed anarchici). Temendo disordini il prefetto di Ravenna vieta il funerale e la salma viene tradotta al cimitero per strade secondarie per impedire manifestazioni di affetto e solidarietà al combattente trucidato e di condanna verso i suoi assassini ed i loro sostenitori (si parla di 5.000/10.000 persone presenti a Cervia per partecipare alla commemorazione funebre e viene proclamato sciopero generale). Alcuni giorni dopo il funerale il padre stravolto dal dolore si toglie la vita gettandosi da una finestra. In ricordo del sacrificio di Giovanni e del padre sulla facciata del PCI di S. Giorgio viene affissa una lapide commemorativa.


29 giugno 1922, Civitella e Cusercoli

Violenza contro le persone. Omicidio

Assassinio del socialista Domenico Piolanti a capo della locale lega dei braccianti e dei contadini, aggredito dal fascista Alceo Orsini con una pugnalata alla testa mentre rincasva con due dei suoi 7 figli. Piolanti aveva capeggiato nella zona un’agitazione sindacale conclusasi con una vittoria dei lavoratori ed il suo assassinio aveva come chiaro obiettivo politico la “decapitazione del movimento”. Orsini è detto essere un violento, ex repubblicano sedicente iscritto al fascio di Civitella (non confermato) e uno degli incendiari della casa socialista di Forlimpopoli. Contestualmente all’aggressione viene riportato dai testimoni avesse dichiarato: “Così io sopprimo i miei avversari”. Il brutale delitto (Piolanti lasciava 7 figli e una moglie incinta) suscitò sdegno e costernazione di tutta la popolazione ed il fascismo locale si trovò isolato. Qualche giorno dopo sui muri di Civitella comparvero numerose scritte contro il fascismo e venne aperta una sottoscrizione per aiutare la famiglia [dettagli del delitto da un articolo di “Romagna Socialista” del 08/07/1922]. Il processo, archiviato per amnistia stante il movente politico, fu rinnovato dopo la Liberazione e l’omicida venne condannato a 30 anni di reclusione.


1-3 ottobre 1922, Villafranca, Castrocaro e Dovadola

Violenza contro le persone e contro le cose. Incursioni squadriste

Il paese di Villafranca subisce un’incursione fascista in cui viene ferito il bracciante Giovanni Martucci che morirà il 3 ottobre; un’altra a Castrocaro vede l’inseguimento e l’uccisionel giovane operaio Grandi Luigi e poi a Dovadola vengono saccheggiate le case di alcuni comunisti e incendiate le trebbiatrici della Lega colonica. Uccisione per mano fascista del giovane operaio comunista Domenico Martoni rapito da casa sua, gettato giù da un camion e infine ucciso a colpi di rivoltella.


11 novembre 1922. Villa Malmissole, Forlì

Violenza contro le persone. Omicidio e pestaggio

Irruzione fascista (12 individui non identificati) nell’ex Circolo comunista di Via Malmissole, disciolto ed i cui soci erano passati al Sindacato Nazionale fascista. 6 feriti e per le bastonate e coltellate riportate muore il bracciante Achille Missiroli.


Violenza su persone antifasciste o sulle cose di proprietà antifascista da parte di fascisti (incendi, assalti, distruzioni, a sedi sindacali politiche e cooperative)

10 gennaio 1922. Forlì

Violenza contro le cose. Incendio e tentato assalto

Appiccato incendio al circolo comunista di Casemurate e di Pievequinta. Tentato assalto squadrista anche al circolo socialista di Ospedaletto, ma fascisti respinti nonostante il lancio di bombe.


24 gennaio 1922. Via Sforza, Forlì

Violenza contro le cose. Tentato assalto

Tentato assalto fascista al “Circolo Rosso” di Via Sforza a Forlì.


25 giugno 1922. Borgo San Giuliano, Rimini

Violenza contro le cose. Incursione squadrista, danni e sparatorie

Incursione nella notte di folto gruppo di fascisti, diretti dal segretario della sezione del fascio di Rimini (tale Spezzafumo unico riconosciuto dalle forze dell’ordine) per un atto di intimidazione nei confronti della popolazione di Borgo San Giuliano; viene fatto esplodere un petardo che rompe le finestre di due case nei paraggi e cui fanno seguito numerosi spari in aria, i 4 carabinieri presenti sul posto chiamano rinforzi per evitare devastazioni ed invasioni.


28-29 giugno 1922. Rimini

Violenza contro le persone e contro le cose. Sparatoria e lancio di bombe

Il 28 il comunista Marconi, in località mura vecchie, fa esplodere colpi di rivoltella contro un gruppo di fascisti cui fanno seguito altri colpi nelle vie vicine. I fascisti rispondono con lancio di una bomba in via XX settembre. Un’altra, inesplosa, viene rinvenuta nei pressi della casa del segretario della locale camera del Lavoro, Marchetti Umberto. Il giorno successivo, lancio di una bomba da parte di gruppo di fascisti (non identificati) nell’osteria di Colombi Giovanni dove due individui, in fuga dopo aver sparato contro il fascista Parisi, si erano rifugiati.


1 luglio 1922. Rimini

Violenza contro le persone. Pestaggio

Fascisti rimasti ignoti guidati dal Cav. Ubaldo Spezzafumo Bastonano il capo della lega socialista Paci Primo. Il 06/07 aggressione con lesioni a Vicini Giovanni dal già noto Ubaldo Spezzafumo. Ritenuto il fatto avente movente politico, la sentenza dichiara estinta l’azione penale per amnistia.


5 luglio 1922. San Giovanni in Marignano

Violenza contro le cose. Spedizione squadrista

Effrazione e danneggiamento della sede della Cooperativa “Unione e progresso” e della sede della Cooperativa Pensioni da parte di gruppo di fascisti alcuni dei quali rimasti ignoti. Sono riconosciuti Filippini Antonio, Ramberti Ottavio, Romano Armando.


9 luglio 1922. Morciano di Romagna

Violenza contro le cose. Effrazione e furto

Effrazione e danneggiamento Camera del Lavoro di Morciano (segretario Lazzari Angelo) con sottrazione di alcuni beni e documenti.


13 luglio 1922. Rimini

Violenza contro le persone. Spedizione punitiva e aggressione

Assalto a mano armata del circolo ricreativo di Barrafonda con aggressione dell’avventore Pasquinelli Aurelio. Diversi imputati (altri rimasti ignoti) e azione penale estinta per amnistia.


24 luglio 1922. San Giovanni in Marignano

Violenza contro le persone e contro le cose. Aggressione, incendio e danneggiamenti

Il socialista Andruccioli Secondo è aggredito nella sua bottega da fascisti tra cui viene riconosciuto Terzi Raffaele. Lesioni in persona di Andruccioli e della moglie, danneggiamento dell’esercizio e incendio della casa dello stesso.


28-29-30 luglio 1922. Provincia di Forlì-Cesena

Violenza contro le cose. Incendi, danneggiamenti e devastazioni

Firmato il patto con i repubblicani, alle due di notte, i fascisti iniziano l’attacco in massa alle zone periferiche delle province di Ravenna e Forlì ancora difese da socialisti, comunisti e anarchici. Spedizione squadrista capeggiata dal dott. Italo Balbo (si parla di 200/300 fascisti su 5/7 automobili) tra Cervia, Cesenatico, Santarcangelo e Savignano. A Cervia viene dato fuoco al circolo del PSI e del PCI e l’amministrazione comunale è costretta alle dimissioni.

A Cesenatico viene danneggiato il locale di Cattoli Catullo, padre del giovane anarchico coinvolto nel mancato omicidio dell’on. Arpinati Leandro e nell’omicidio del fascista Montanari Clearco del giorno prima. Alcuni giorni dopo anche l’amministrazione comunale di Cesenatico rassegnerà le dimissioni “per amore di pace”. A Santarcangelo e a Savignano, il giorno successivo, vengono incendiate la camera del lavoro e il circolo comunista di Santarcangelo e danneggiata la sezione socialista di Savignano. Balbo, fattosi consegnare dal questore una colonna di camion ben riforniti di carburante per portare via da Ravenna gli squadristi, mise a ferro e fuoco le province di Ravenna e Forlì. L’operazione punitiva contro tutte le associazioni democratiche della Romagna, atta alla presa del potere con la forza, viene così raccontata da Italo Balbo alla nel suo diario:

Questa marcia iniziata alle undici di ieri mattina 29, è terminata stamani 30. Quasi 24 ore continuate di viaggio, durante il quale nessuno ha riposato un momento né toccato cibo. Siamo passati da Rimini, Sant’Arcangelo, Savignano, Cesena, Bertinoro, per tutti i centri e le ville tra la provincia di Forlì e la provincia di Ravenna, distruggendo ed incendiando tutte le case rosse sedi di organizzazioni socialiste e comuniste. È stata una notte terribile. Il nostro passaggio era segnato da alte colonne di fuoco e di fumo. Tutta la pianura di Romagna fino ai colli è stata sottoposta alla esasperata rappresaglia dei fascisti, decisi a finirla per sempre col terrore rosso”.

(I. Balbo, Diario 1922, Milano A. Mondadori, 1932, pp. 109,110)

Ciò mostra in modo più evidente l’intento antisocialista del patto di pacificazione tra repubblicani e fascisti.


7 agosto 1922. Rimini

Violenza contro le cose. Incendi e furti

Un gruppo di fascisti prima incendia il Circolo dei Ferrovieri e successivamente fa irruzione nel locale della Cooperativa Ferrovieri sottraendo stoffe e tessuti.


19 agosto 1922. Sogliano

Violenza contro le cose. Occupazione del comune e incursioni

Occupazione fascista del Comune di Sogliano al Rubicone con conseguenti dimissioni dell’amministrazione Comunale. Prima di arrivare a Sogliano incursione nell’abitazione del capo della sezione socialista locale Tommasini Remigio cui viene intimata la consegna della bandiera.


3 settembre 1922. San Mauro Pascoli

Violenza contro le persone e contro le cose. Irruzioni e furti, pestaggio

Un gruppo di cinque fascisti – alla guida dell’auto c’è Donati Alfredo che non partecipe all’irruzione, gli altri identificati sono Renzi Alberto, Berardi Giuseppe, Emiliani Alessandro e Stegani Francesco – incendia la Cooperativa socialista di S. Vito e alcuni mobili della camera da letto di Zanotti Silvio, conduttore di un esercizio attiguo alla cooperativa a cui venne sottratto un fucile e del denaro. Nel lasciare il paese spararono colpi all’impazzata a scopo intimidatorio e viene schiaffeggiato Gradara Antonio. Stessa modalità e parzialmente stessi autori anche due giorni dopo a Santarcangelo.


6 settembre 1922. Santarcangelo

Violenza contro le cose. Incendio e danneggiamenti

Nella notte viene appiccato fuoco al circolo socialista di Santarcangelo da un gruppo di fascisti su automobile sottratta da un garage di una villa nelle vicinanze (restituita il giorno successivo con le gomme squarciate per rivalsa contro la denuncia sporta dall’autista della proprietaria). Poco prima scontro verbale e minacce con le guardie regie che svolgevano servizio di vigilanza. Tra i fascisti ci sono Emiliani Alessandro e Stegani Francesco, già identificati per l’incendio di due giorni prima della cooperativa socialista di S. Vito). Concessa l’amnistia.


24-25-26 settembre 1922. Forlì

Violenza contro le cose. Incendi e devastazioni

Incursione di rappresaglia da parte di squadre fasciste concentrate in città da tutta la regione. Tentativo di incendio della camera confederale del lavoro, del circolo social-comunista De Amicis di Bussecchio (già attaccato alcuni giorni precedenti) e del circolo Balducci in via Sforza. Il 25 e il 26 devastazione incendio di negozi e botteghe di alcuni esercenti notoriamente comunisti: la calzoleria dell’anarco-comunista Saviotti Guglielmo e la sartoria dei fratelli Magni in Piazza Saffi. Anonime circolari dattilografate contenenti minacce per vari industriali della città e una sfida ai fascisti offrono il movente per il prolungarsi delle rappresaglie fasciste già pubblicamente sospese. Altri circoli comunisti vengono devastati nelle campagne ed in particolare, a Branzolino, nella notte viene invasa villa Santucci.


30 settembre 1922. Bertinoro

Violenza contro le persone e contro le cose. Sparatoria e incendio

Agguato di ignoti, ritenuti comunisti, che sparano a gruppo di fascisti e repubblicani diretti alla stazione. Successivamente sconosciuti avanguardisti e fascisti, per rappresaglia appiccano incendio al Circolo Comunista Teatro Spartaco, ma sedato immediatamente senza particolari danni.


30 settembre – 1 ottobre 1922. Bagnile

Violenza contro le cose. Effrazioni e danneggiamenti

Effrazione con scasso e danneggiamento del circolo giovanile cattolico (erroneamente considerato appartenente al partito social-comunista) e di quello social-comunista di Bagnile da parte di una squadra di fascisti di Cervia capeggiata da Bezzi Giuseppe.


2 ottobre 1922. Sogliano, Mercato Saraceno

Violenza contro le cose. Devastazioni e incendia

Devastazione ed incendio doloso del circolo apolitico della cooperativa Costruzioni Case Popolari di Molino Montegelli ad opera di avanguardisti repubblicani rimasti sconosciuti, ma che da alcune testimonianze pare siano gli stessi che si sarebbero poi recati a Mercato Saraceno. Devastazione dei locali del circolo comunista Muratori, Cementisti e Affini di Mercato Saraceno da gruppo di 40 avanguardisti come spedizione punitiva per il comportamento tenuto dai comunisti a Forlimpopoli durante la cerimonia funebre di un fascista. Minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale accorso sul posto e che aveva annotato il numero delle automobili usate. Verso la fine di ottobre a Mercato Saraceno viene inaugurata la sezione locale del PNF. Un manifestino affisso su un esercizio del posto recita: “Per chi torcesse un capello ai repubblicani la nostra vendetta sarà pronta e terribile”. Viene spiccato un’ordine di cattura per Gatti Umberto, Imolesi Dino, Menotti Emilio e Bagnoli Pietro,  ma l’azione penale si esaurisce per amnistia.


3 ottobre 1922. San Giorgio, Martorano

Violenza contro le cose. Incendi

Incendio del circolo socialista e del circolo comunista di S. Giorgio ad opera di gruppo di fascisti ignoti. Incendio del circolo social-comunista di Martorano ad opera di gruppo di fascisti capeggiati da Gardini Gino e Bianchi Mario.


12 ottobre 1922. Bagnile

Violenza contro le cose. Incendi

Nella notte incendio del circolo socialcomunista di Bagnile ad opera di una squadra di 50 fascisti capeggiata da Gardini Gino e Bianchi Mario (irreperibili) che precedevano il camion della squadra in motocicletta. Gli stessi erano a capo anche della squadra responsabile dei fatti di Martorano del 3 ottobre.


30 ottobre 1922. Provincia di Forlì-Cesena

Violenza contro le cose. Occupazione del comune e scioglimento della giunta, bandi

Due giorni dopo la Marcia su Roma, delegazione del fascio occupa il Palazzo e gli Uffici comunali di Forlì cui fanno seguito, entro due ore, le dimissioni del sindaco Gaudenzi Giuseppe (repubblicano ma con posizioni pro-socialiste e fieramente antifasciste) e lo scioglimento della Giunta.Lo stesso giorno viene cacciato dalle squadre armate fasciste anche il sindaco di Cesena Enrico Franchini. Al 13 Novembre saranno occupati i principali municipi retti dal partito repubblicano: Forlì, Cesena Forlimpopoli e Bertinoro. È una decisione presa da impellenti motivi di ordine pubblico che dà luogo a discussioni che approfondiscono il dissidio esistente tra fascisti e repubblicani determinato soprattutto dall’urto per questioni inerenti l’organizzazione dei lavoratori. Le organizzazioni social-comuniste vengono completamente assorbite nei sindacati nazionali, mentre quelle repubblicane rimangono efficienti e combattive svolgendo azione di resistenza al movimento sindacale. Pertanto l’occupazione dei municipi, e soprattutto di quello di Cesena, risulta necessario per evitare che le amministrazioni di partito, come avevano dichiarato di voler fare, tentassero di riservare ai propri organizzati tutti i lavori pubblici municipali, lasciando privi di occupazione gli iscritti ai sindacati.


16 dicembre 1922. Forlì

Violenza contro le cose. Occupazione

Occupazione fascista del Circolo Balducci e della Federazione di Forlì.


Vittime chiaramente riconducibili a scontri con le forze dell’ordine

27 giugno 1920. Cesena

Violenza contro le persone. Moto rivoltoso armato contro autorità costituita

Sull’onda lunga dei Moti di Ancona (25-26 giugno), un manipolo di anarchici – supportato da alcuni socialisti – tenta di scatenare un’insurrezione in Cesena. Dagli scontri conseguenti con le forze dell’ordine, resta ucciso l’agente Gennaro Gigli (colpito da una pugnalata al cuore) e ferito il vice-commissario Antonio Tocci. Il processo si concluderà solo nel dicembre 1929, con una serie di condanne contro vari anarchici. La pena più grave toccherà a Primo Bazzocchi, accusato di aver inferto il colpo mortale, condannato a 6 anni e 11 mesi.


Vittime fasciste provocate da antifascisti o da forze dell’ordine.

1-2 aprile 1922. Forlì

Violenza contro le persone. Conflitto armato tra comunisti e fascisti

In piazza Saffi un gruppo di comunisti (guidato dal pregiudicato Senzani condannato in correità con Valmaggi) ingaggia per futili motivi una lite con gruppo di fascisti (Melandri Anselmo, Varoli Corrado, Ceccon e Vallicelli) che degenera ben presto in uno scontro a fuoco con diversi feriti da ambo le parti; nel fuoco incrociato rimane vittima un passante in bicicletta (Ezio Burla, fattorino del telegrafo). Il giorno dopo un corteo (partito da Roncadello) di una quarantina di comunisti in sella alle bici e con bandiere rosse piegate a lutto transita in piazza per recarsi al trasporto funebre di un loro compagno. Le bandiere dei soviet attirano l’attenzione di alcuni fascisti stazionanti in piazza e che le percepiscono come provocazione. Il fascista Graziani reagisce dando una bastonata ad uno dei partecipanti al corteo (Bertaccini Aldo) che cade dalla bici e fugge. In poco tempo si scatena una sparatoria. Nel fuggi-fuggi Graziani insegue Focacci Adelmo bastonandolo, aggredisce anche Gozzio ed esplode alcuni colpi di rivoltella. 3 feriti: un fascista (Bordandini), un repubblicano simpatizzante fascista (Silvestroni) e un partecipante al corteo (Fiorentini). La polizia procede ad arresti di massa, perquisizioni e sequestri verso i comunisti iniziando dal circolo Balducci in via Caterina Sforza 10. Nel solaio del circolo viene arrestato Servadei Ugo che al sopraggiungere delle forze dell’ordine stava nascondendo una rivoltella recante segni di recenti spari. Fu probabilmente sempre lui che per sbarazzarsi di un petardo, lo aveva gettato nella canna fumaria danneggiando, con la deflagrazione durante la discesa, la portineria dell’adiacente Ufficio del Catasto. Alcuni giorni dopo una pistola viene sequestrata ad un bambino dichiarante di averla trovata nei pressi del Circolo. 

Senzani Pietro (detto Piron) dopo i fatti di un anno prima in occasione della visita in città di Bombacci, aveva continuato a manifestare pubblicamente il proprio odio antifascista ed il proposito di ammazzarne qualcuno. Da pregiudicato è noto alle forze dell’ordine per la sua pericolosità di “suscitatore di disordini”, ostentante “atteggiamenti provocatori con persone ed esponenti dei partiti avversi al comunismo” e facente capo ai dirigenti comunisti in quanto “elemento torbido di azione criminale, atto a provocare o rintuzzare le provocazioni avversarie”. Tutti quelli che hanno avuto contatti con il Senzani risultano sospettati e vengono tratti in arresto per essere identificati dai testimoni, ma assolti. Il Senzani in un primo momento risulta latitante, ma una decina di giorni dopo viene scoperto e tratto in arresto in frazione Massa.  Nessuna condanna. 


27 luglio 1922. Cesenatico

Violenza contro le persone. Agguato con scontro a fuoco

Omicidio del fascista Montanari Clearco, mancato omicidio dell’on.le Arpinati Leandro e violenza ai danni di Vasini Zeno durante un agguato con scontro a fuoco ad opera di Cattoli Ugo, Dusi Luigi, Vernati Alvaro, Caimmi Pio, Belli Nello, Ricci Bruno, Ghezzi Spartaco, Remor Esaù, Saporetti Giovanni, Squadrani Caio.


29 luglio 1922, Cesenate

Violenza contro le persone. Scontri e omicidio

Nel luglio 1922 gli avvenimenti di Ravenna avevano reso particolarmente tesi i rapporti politici tra repubblicani e fascisti dopo un breve periodo in cui erano parsi convivere relativamente pacificamente. Nella zona di Cesena in particolare i capi e le masse repubblicane dissentivano dalla valutazione del partito ufficiale sul fenomeno fascista e se ne erano perciò distaccati. Il 27 luglio, in seguito al proclamato sciopero di protesta, una squadra di vigilanza di circa sei scioperanti repubblicani capitanati da Adolfo Turroni si reca allo stabilimento del Consorzio Industrie Agrarie per accertarsi dell’avvenuta cessazione del lavoro. Qui trovano l’addetto alla sorveglianza dello stabilimento Tonino Vesi, fascista, che viene a diverbio con il Turroni e temendo che costui voglia estrarre una pistola dalla tasca, sparaferendolo gravemente.  Il fatto suscita forte indignazione negli avanguardisti che in un considerevole numero si recano sul posto reclamando l’arresto di Vesi. Per prevenire funeste rappresaglie, interviene il deputato repubblicano on. Cino Macrelli a placare gli animi  ed ordina al giovane Gatti Umberto di inquadrare gli avanguardisti repubblicani e di rientrare nella sede in città. Nel tragitto gli avanguardisti incontrano un gruppo di tre fascisti (Meriano, Costa e Ricci) con cui scoppia una rissa che ben presto degenera in scontro armato in cui rimane vittima un passante (Aniceto Biasini) e rimangono feriti fascisti e repubblicani. Vesi è processato per mancato omicidio. Per tutti gli imputati per lo scontro successivo, viene data l’estinzione penale per amnistia.